DUE O TRE COSE CHE HO CAPITO DEL FASCISMO DI OGGI

Fin da ragazzo mi sono interessato al problema del male, cioè ai modi e alla forme in cui il male entra nella storia e nel cuore umano.

Ho una laurea in Storia Contemporanea.
Nel mio percorso di studi ho approfondito il nazismo e il fascismo, ho anche passato un periodo all’estero in cui ho svolto ricerche sulla storia dell’olocausto.
Ho un albero genealogico da parte di madre legato alla memoria dell’antifascismo:  sono cresciuto con le storie raccontate da mio nonno, antifascista e perseguitato politico del fascismo e confinato per 3 anni, poi partigiano fino alla fine della guerra.
Ho scritto un libro che riprende nel titolo la parola partigiano, un mio tentativo di comprendere cosa sia oggi la libertà e quali siano gli ostacoli, fuori e dentro l’essere umano, che impediscano quella libertà, per la quale anche mio nonno, come tanti altri, ha consacrato la sua esistenza. Oltre alla mia attività di scrittore, insegno e ho fatto anche il docente di storia e filosofia nella scuola superiore di secondo grado.

Questo semplicemente per dire che ho riflettuto a lungo su questi temi e forse due o tre cose sul fascismo e sull’antifascismo, parole che oggi vengono di nuovo usate e accostate al presente, le ho comprese.

Ho capito che il nazismo e il fascismo, in quanto fenomeni storici, hanno avuto un inizio e una fine. La parte più visibile del fascismo, con quei nomi e quelle forme con cui si è rivelata in quel preciso periodo storico, non tornerà più con le stesse sembianze. Non rivedremo un dittatore con i baffetti e con le svastiche che vuole sterminare la razza ebraica, non riapparirà un pallone gonfiato pelato che indossa la camicia nera e che somministra a chi non si fascistizza dell’olio di ricino.
Ho capito che ci sono e ci saranno sempre degli ignoranti nostalgici di quei periodo che vanno ovviamente e senza esitazione condannati. Ma ho compreso che invece ciò che deve realmente preoccupare sono le dinamiche storiche sottostanti che hanno portato al sorgere e al manifestarsi dei nazi-fascismi. Queste dinamiche, quando non sono conosciute e comprese e viste nel tempo presente, possono invece ritornare sempre, anche a distanza di secoli.

Ho capito che Hitler fu votato dalla maggioranza del suo popolo, che Mussolini era acclamato da folle oceaniche, che gli oppositori e i partigiani erano una stretta minoranza. E che è molto facile riconoscere il male nelle sue forme quando questo ormai non c’è più, per poi farci sopra un bel monumento alla memoria, ma è molto più difficile farsi delle domande e manifestare il proprio dissenso quando le correnti conformistiche del mondo spingono in una stessa direzione.

Ho capito che Pasolini aveva ragione quando diceva che il vero e più pericoloso fascismo è il fascismo della civiltà dei consumi, che ha già cambiato in profondità l’anima stessa degli italiani e che la televisione è stata uno dei mezzi di condizionamento di massa per quell’omologazione che il fascismo non era riuscito a raggiungere del tutto. Ho capito Pasolini quando diceva che il potere di oggi non ha nulla da invidiare all’abominio di Himmler o Hitler poichè sta riuscendo nell’impresa di manipolare i corpi e le coscienze.

Ho capito dal gerarca nazista Adolf Eichmann, responsabile della soluzione finale dello sterminio ebraico, il quale diceva: “ho solo obbedito a degli ordini”, che la banalità del male si trova in ogni essere umano che obbedisce ciecamente a delle leggi, anche quando queste leggi sono ingiuste e disumane. Il fascismo accade tutte le volte che qualcuno compie azioni senza consapevolezza dicendo: io non c’entro, sto solo facendo il mio lavoro.

Ho capito che l’olocausto nazista fu possibile grazie a impiegati solerti che schedavano le persone da deportare, ingegneri preparati che costruirono le camere a gas, che lo Zyklon B, il gas usato nelle camere a gas, fu collaudato dai migliori chimici delle case farmaceutiche e che il male è possibile grazie a quella zona grigia di indifferenti che ha dato il suo piccolo o grande contributo a tutto questo.

Ho capito perché il partigiano Paride Allegri disse “Oggi è peggio dell’epoca fascista, perchè sembra che ci sia la libertà, ti fanno credere di essere libero, e invece siamo governati dalle multinazionali.”

Ho capito come il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels abbia elaborato delle tecniche di manipolazione di massa, che sono state riprese e raffinate dal marketing e dalla comunicazione contemporanea e in questo preciso momento storico utilizzate da quasi tutti i media italiani per creare confusione, distorcere verità e favorire un pensiero unico.

Ho capito perché lo psichiatra Wilhelm Reich nel suo libro “Psicologia di Massa del fascismo” scrisse che il fascismo è l’atteggiamento dell’uomo medio represso della civiltà dei consumi. Il fascismo è in primo luogo un manifestazione di prepotenza di un potere distorto, frutto di un condizionamento corporeo e psicologico, che trova il terreno in una società che sostituisce la tecnica all’umanità. E che oggi la tecnica legata al profitto si sta totalmente sostituendo all’umanità.

Ho capito che Il fascismo è a volte anche negli atteggiamenti e nelle azioni di coloro che magari si dichiarano antifascisti e democratici, che ricalcano istituzioni e tradizioni ormai svuotate del loro autentico spirito originario. Ho capito che spesso l’attaccamento a bandiere e simboli per cui in passato molti antifascisti hanno sentito appartenenza possono essere un’alibi e un’ostacolo alla coscienza critica e all’autentica libertà per cui i veri antifascisti hanno combattuto.

Ho compreso che se uno è davvero autenticamente antifascista non ha bisogno di fare l’antifascista ma di esserlo nello spirito e nelle opere.

Ho capito che oggi il vero fascismo non tornerà dichiarandosi col suo nome, ma si camufferà, prendendo lezioni appunto da Goebbels, vestendosi di parole che appaiono superficialmente giuste e condivisibili, ad esempio come: salute, sicurezza, scienza, transizione energetica, o persino la parola antifascismo. Il vero fascismo potrà utilizzare anche l’antifascismo per i suoi scopi.

Ho compreso che se oggi c’è un reale pericolo fascista è nel Potere oligarchico di questi giorni, nelle mani di gruppi e lobby sovranazionali che dettano legge ai parlamenti, ai media, alle industrie, e che mettono mano persino all’assetto della scuola pubblica. Questo potere tenta di controllare e ridurre l’essere umano a merce e oggetto, con una mentalità non così dissimile a quella applicata nei campi di concentramento nazisti.

E ho compreso che anche se a volte i paragoni storici del presente con questi periodi della storia possano apparire fuori luogo, viviamo in un periodo di forte limitazione delle libertà, di compressione dei diritti civili, di  violenza di diverse istituzioni dello stato, di una forte propaganda dei media che non garantisce una serena libertà di informazione, e che tutto ciò porta giustamente a riflettere sulle dinamiche delle dittatature della storia.

Ho capito che il fatto che una buona parte degli italiani non si accorga ancora di ciò non fa altro che dimostrare che il paragone con l’insorgere delle dittature del passato non è fuori luogo poichè durante il nazi-fascismo la maggior parte delle persone non si rese conto di ciò che stava accadendo.

Ho capito che se davvero vogliamo parlare del fascismo di oggi occorre guardare con onestà fuori e dentro di noi le tracce della violenza, della prepotenza, dell’aver ragione a discapito di altri, del minacciare e ricattare, del calpestare i diritti basilari. Occorre vedere che questa violenza e questo fascismo sono ovunque, nella violenza dell’infosfera dei media, nella mancanza di libertà nella ricerca scientifica e nella conoscenza ormai legate a interessi economici, nelll’oscurantismo scientista, in diversi settori delle istituzioni, in chi detiene i fili del mondo attraverso multinazionali colossi energetici, farmaceutici, petroliferi e mediatici,  in un sistema educativo che induce all’obbedienza e alla servitù, nella tecnologia usata non per il progresso e la liberazione dell’umano, ma per imbrigliare e incatenare in modi tanto raffinati quanto abominevoli.

Primo Levi, alla domanda su come nascono i Lager, rispose: facendo finta di nulla.

Ho capito che aveva ragione.

 

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