MORENDO HO RITROVATO ME STESSA- La Vera Cura è la fedeltà a sè

Morendo ho ritrovato me stessa. Viaggio dal cancro, alla premorte, alla guarigione” è un libro di Anita Moorjani.

L’autrice è una donna di origine indiane che ha vissuto a Hong Kong, dove ha lavorato per molti anni in un’azienda prima che le venisse diagnosticato un cancro che nel giro di quattro anni le ha devastato il corpo e l’ha portata alla morte. E in effetti, anche se per poco, è morta. Ha vissuto quella che è chiamata “Near Death Experience” , ovvero un’esperienza di premorte, dalla quale ovviamente è tornata con una consapevolezza diversa su cos’è la vita e come potrebbe essere vissuta.

La sua testimonianza è preziosa, non solo perché racconta cos’è successo in quei momenti di premorte,  ma perché attraverso la storia della sua trasformazione aiuta a far luce, a chi sa ascoltare, sulla vita di ciascuno.
Racconta la sua infanzia, come è cresciuta, le credenze e le paure che hanno plasmato la sua vita e che secondo lei hanno determinato l’insorgere della malattia, e come il contatto ravvicinato con la morte abbia modificato la sua visione sulla vita e sul suo modo di vivere.

“In precedenza, ero solita inseguire le cose, avevo la sensazione di dover fare, ottenere e realizzare. Tuttavia, il solo atto di correre dietro alle cose deriva dalla paura: temiamo di non riuscire a ottenere quello che vogliamo davvero […] Ora, però, non inseguo più nulla. Semplicemente, permetto alle cose di accadere. Per esempio, quando sento il forte desiderio che la mia vita vada in una certa direzione, so che se cercassi di perseguire questo risultato in modo aggressivo, finirei con lo scontrarmi con l’energia Universale. Più mi sforzo di realizzare una certa cosa, più so di sbagliare. Consentire che le cose accadano, d’altro canto, non richiede nessuno sforzo, è più come una liberazione, perché significa rendersi conto che, dal momento che siamo un Tutt’Uno, quello che intendo ottenere è già mio.”

Nel suo libro Anita Moorjani si sofferma sulle credenze errate degli esseri umani che portano a una separazione dalla vita, a una idea di perfezione errata, a uno sforzo innaturale in quello che facciamo che porta lontano da ciò che veramente è buono per noi. I giudizi che abbiamo nei confronti di noi stessi, la ricerca costante di accettazione e di approvazione creano quei veleni che impediscono di cogliere la nostra perfezione naturale.

“La capacità di riconoscere la mia perfezione e di comprendere che l’universo e io siamo una cosa sola ha innescato la guarigione […]
Durante la fase di premorte ho sentito che il giudizio, l’odio, la gelosia e la paura derivano dal fatto che la gente non si rende conto della propria autentica grandezza. 
Ora vivo all’insegna della gioia invece che della paura. questa è la sola, semplice differenza tra chi ero prima delle’esperienza di premorte e chi sono oggi.[…]
Agire “giusto nel caso in cui”  significa essere mossi dalla paura. Quindi oggi non seguo nessuna metodologia, ordine, rituale, dogma, o dottrina prestabiliti. In effetti, una delle mie regole più grandi è che non dovrebbe mai esserci nessuna regola ferrei. Presto attenzione solo a ciò che sento giusto in quel momento.”

Quando l’incontro ravvicinato con la morte toglie la paura dalla quale si originano tutte le paure, che è la paura di morire, allora la vita può essere vissuta in una nuova luce, senza quei veli e le catene che gli esseri umani sono soliti creare.
Ma bisogna per forza passare per queste esperienze estreme per avere questa consapevolezza e godere della bellezza del vivere? Anita Moorjani risponde di no: non c’è bisogno di ammalarsi, di affrontare il dolore e la morte per accorgersi della meraviglia di esserci.  Spesso abbiamo bisogno di una malattia o di una sofferenza per svegliarci, ma non c’è bisogno di trovarci a cospetto della morte per togliere i veli che offuscano lo stupore dell’Esistenza.

“Quando la morte smette di incutere terrore, non resta molto altro da temere perché essa viene sempre considerata lo scenario peggiore. Se il caso peggiore non si scompone, allora cosa rimane?
Avevo difficoltà a reintegrarmi nella vita perché questo mondo non mi sembrava reale. Avvertivo che l’altra dimensione era più autentica. Facevo fatica a condividere la serietà con cui ciascuno prendeva le cose, per esempio il modo in cui le persone si stressavano per questioni legate ai soldi e alle finanze, anche se avevano tante altre cose belle di cui essere grate e gioire. Non riuscivo a capire come la gente potesse trascurare tutto il resto, compreso l’amore, le relazioni, il talento, la creatività, la propria individualità e così via, per amore del denaro, e quanto tempo passasse facendo un lavoro che detestava.”

Non riconoscere la propria innata bellezza e perfezione, e cedere il proprio potere a qualcun’altro o a qualcos’altro, secondo Anita Moorjani, sono le principali cause che offuscano la Verità e ci gettano nella sofferenza.

“Ho scoperto che quando la mia vita sembra non avere una direzione e mi sento persa in verità significa che ho smarrito il senso della mia identità, che non sono più connessa con ciò che sono veramente e con la mia missione nel mondo. Di solito accade quando smetto di ascoltare la mia voce interiore e cedo il potere a fonti esterne, come la pubblicità alla televisione, i giornali, le grandi aziende farmaceutiche, i miei conoscenti, le convinzioni  culturali e sociali e altre cose simili.
Prima, quando mi sentivo persa, cercavo innanzitutto le risposte all’esterno. Mi rivolgevo ai libri, agli insegnanti e ai guru nella speranza che mi fornissero una soluzione sempre più sfuggente. E’ stato quello che ho fatto davanti alla diagnosi del cancro e ciò mi ha portato a sentirmi sempre più alla deriva perché stavo cedendo il mio potere.”

Questo libro, che non ha nulla di new age o di falsamente spirituale, letto con mente sgombra e con cuore limpido, ha il prezioso effetto di aiutare a ricordarci chi siamo e che il nostro cammino su questo pianeta può essere molto più semplice e ricco.

“La sola cosa che hai bisogno di imparare è che sei già ciò che cerchi di essere.
Basta che esprimi la tua unicità senza paura, con trasporto! È per questo che sei fatto così, ed è per questo che sei qui, nel mondo fisico.”

                                               

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