SE LA MEMORIA NON LIBERA ADESSO, È SOLO IPOCRISIA

Un giorno della memoria, che a parte stupende eccezioni, è solo pesantezza istituzionale e cantilena ipocrita.
Si fa finta di scandalizzarsi per ieri, per non voler vedere l’oggi.

Nonostante le varie celebrazioni, ricordi, giornate della memoria, documentari storici, spesso il cuore rimane chiuso, e gli orrori di ieri non sono così diversi da quelli di oggi.
Se non avviene una trasformazione nell’essere umano, una presa di coscienza, un’attenzione intelligente al presente, allora possiamo tranquillamente buttare nel cesso tutta la storia, perché in quel caso non serve davvero a nulla.
Anche oggi, come durante il nazi-fascismo, l’essere umano abbruttisce altri esseri umani, crea campi di concentramento, classifica gli individui in base a razze, sesso, condizione sociale, idee; discrimina, disprezza, odia, crea sofferenza.
Non c’è bisogno di scomodare la storia. Basta uscire di casa con gli occhi e il cuore aperti. A volte non serve nemmeno uscire.

Si fa un minuto di silenzio a comando per qualche giornata della memoria per poi calpestare nel quotidiano quegli stessi valori che vengono ricordati.
Vogliono che tu inorridisca un giorno all’anno per le camere a gas naziste ma poi la società ti induce a essere indifferente e scaricare la tua frustrazione con chi reputi diverso.
Puoi piangere per le vittime dell’11 settembre ma poi non ti scandalizzi se i ragazzi assorbono ad ogni minuto scene di odio e violenza in tv predisponendosi a replicarle nella vita reale.
Celebri l’anniversario dell’unità della nazione ma continui a odiare il tuo vicino di casa.

Non è la trasmissione della memoria in sé che trasforma. La memoria deve essere un ponte per saper guardare il presente con occhi vivi, e per riconoscere e liberare le stesse dinamiche di dolore che albergano ancora nella psiche umana.
Se non vai alla radice del male della storia, che in fin dei conti è il male e l’ombra che esiste anche in ogni essere umano, continueranno a esserci olocausti, ingiustizie, impunità, abusi di potere, violenza, sofferenza.
Puoi continuare a menartela con le leggi storiche, i fatti, la cronaca, fin quando non ti accorgi che quello che leggi sul giornale è in fondo sempre uguale e che le dinamiche esteriori si ripetono.

Non prendiamoci per il culo. Non prendiamo per il culo tutti quei morti, tutte quelle sofferenze. Se le giornate della memoria devono essere piene di frasi fatte, di immagini di dolore e morte in cui siamo obbligati a dire: “o poverini”, ma che avremo già archiviato il giorno dopo, meglio non farle.
Se la memoria non apre il velo dell’illusione, se non getta luce  sugli olocausti di oggi, serve solo all’ipocrisia della falsa informazione e a una pallosa educazione-inducazione.

Oggi, la Palestina, lo sterminio  dei nativi americani, i popoli indigeni massacrati per la nostra idea nazista di crescita economica, le guerre per il petrolio, le lobby di armi che portano le guerre in Africa, e perché no, le violenze barbariche e ingiustificate anche sugli animali nelle nostre nazioni, così come il lavoro quotidiano di oggi che schiavizza le persone invece che liberarle (“il lavoro rende liberi”è un motto nazista) non sono così lontane dall’incubo di Auschwitz.
Vedere il collegamento con l’oggi, con la nostra responsabilità quotidiana, con le scelte, gli atteggiamenti, con il nostro stile di vita, i nostri orrori quotidiani che non vogliamo vedere, questa è memoria.

La memoria, anche nei suoi aspetti più barbarici e tragici deve essere uno scossone, un uragano, una bastonata zen, che squarcia il velo del presente con la forza della Verità, invitando a una esplorazione reale di quello che è accaduto, perché, e perché accade qui, ora, e perché riguarda te.

La vera memoria è il cuore del presente. Non prendiamola per il culo.

Tratto e integrato dal  Manuale del Partigiano Zen.

 

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