STAVO CERCANDO LA LIBERTÀ – Dieci domande a Noel Lau, 13 anni in viaggio

Ho conosciuto Noel più di 10 anni fa, nel deserto di Wadi Rum, in Giordania.

Io stavo facendo un incredibile progetto di pace, un viaggio attorno al mediterraneo regalando abbracci (guarda il video “IL CUORE CE L’ABBIAMO TUTTI ALLO STESSO POSTO”). Lui stava viaggiando ed era indeciso se lasciare la Spagna per il Sud America.
Ci siamo ritrovati di nuovo nel 2015 in Colombia, e qualche mese dopo a L’Havana scoprendo la magia di Cuba con altri viaggiatori.

Noel è un essere umano la cui storia personale e la cui presenza sono di per sé motivanti e ricchi di ispirazione.
È nato in Malesia, dove ha seguito il “normale” percorso di vita della società asiatica, soddisfacendo ciò che la sua famiglia e la comunità si aspettavano da lui. Ma sulla soglia dei 30 anni, con una carriera aziendale già promettente, si sentiva vuoto, viveva una vita insoddisfacente.
Noel lasciò il suo lavoro, abbandonò tutto e tagliò attaccamenti inutili. Nel 2004 salì su un aereo con un piccolo zainetto. Ha lavorato come barista a Londra, insegnante di inglese in Spagna, artista di strada in Colombia, ecc. Ma ha anche scalato la Grande Muraglia cinese, si è tuffato nel Mar Rosso, ha camminato sulle antiche strade di pellegrinaggio in Spagna, è salito a Machu Picchu.

Ho deciso di intervistare Noel per questo mio blog, “LiberaTe”

Hola Noel. Grazie per avere accettato questa intervista.

1) Cosa ti ha fatto decidere di lasciare la sicurezza del tuo lavoro e della tua nazione e intraprendere una vita nomade?
Ho lasciato la Malesia nel 2004 quando avevo 30 anni. Avevo una carriera aziendale avviata come gestore di un hotel internazionale a 5 stelle, ma non ero felice. Mi sentivo come un robot intrappolato in una routine giorno dopo giorno. Stavo cercando di più. Stavo cercando la libertà.
Da quando ero bambino, avevo sognato di viaggiare nel mondo, così decisi di interrompere il mio lavoro, vendere tutto e partire. Volevo anche scoprirmi, capire chi ero senza la mia cultura, la mia istruzione, il mio condizionamento che mi diceva cosa dovevo essere.
Sapevo che ero gay da quando ero piuttosto giovane, ma non avevo mai accettato la cosa perché la mia religione mi diceva che era peccato e la mia cultura che era innaturale e inaccettabile. Così ho voluto davvero scoprire chi sono io senza tutti questi condizionamenti, senza i confini che mi limitano ad essere così o così. Volevo spezzare quelle pareti e essere libero, non solo fisicamente, ma emotivamente e spiritualmente. Così ho iniziato a decostruire la mia identità, poi a ricostruirla dall’esperienza che ho imparato dalla strada.

2) Quanti paesi hai visitato? Quali luoghi hai amato di più e perché?
Ho smesso di contarli, ma credo di essere stato in circa 60 paesi. Ho avuto meravigliosi ricordi quando ho vissuto in Spagna per 3 anni e in Colombia per quasi due anni. Quindi mi piacciono molto questi due paesi, non solo perché ci sono molte cose da vedere, ma anche per le mie esperienze. Negli ultimi anni mi sono innamorato di Taiwan e del Giappone. Questi sono i 2 paesi a cui vorrei dedicare più tempo per i prossimi anni della mia vita.

3) C’è un’esperienza di viaggio particolare che ricordi con gioia?
Camminare sul Cammino di Santiago. L’ho percorso due volte. La prima volta che l’ho fatto, nel 2005, ha cambiato completamente la mia vita. Come ho detto in precedenza, quando ho iniziato il mio viaggio volevo scoprire chi ero. Camminare sul Camino de Santiago per 37 giorni mi ha dato la possibilità di pensare, a domandare tutto: chi sono? perché sono qui? perché farlo? perché mi comporto così? ecc.
E attraverso la magia del Camino, ho imparato a lasciare andare la vecchia identità, tutti i bagagli emotivi e religiosi, e sono stato veramente libero per la prima volta di essere chi sono. Ero così libero, sentivo tanto pace e felicità sul Camino: un’esperienza di grande potere. Anche oggi, mi dà ancora la forza quando mi sento giù o sfidato.

4) Spesso è la paura che ci fa rimanere nello stato in cui siamo, anche se siamo non stiamo bene. Hai mai avuto paura di non farcela? Di tornare indietro? Di non sopravvivere?
Per i primi 7 anni dopo che sono partito da casa, non ho mai avuto paura. Ho fiducia che l’universo si prenda cura di me. Quando segui il tuo destino, l’universo si compiace per aiutarti. Ci credo sempre in questo. Anche quando mi sono trasferito da Londra a Madrid e avevo meno di 100 euro, non parlavo spagnolo e non avevo un lavoro. Ma avevo fiducia che l’universo mi avrebbe aiutato. Tre settimane dopo ho trovato un lavoro e ho trovato amici che mi hanno permesso di dormire nel loro divano.
Poi, quando sono tornato in Malesia per la prima volta nel 2011, essendo circondato da persone che conoscono solo la loro vita sicura e vivono bene all’interno della loro zona di comfort, ho cominciato a sentire  paura. Perché la loro paura era proiettata su di me, e rimanendo in questo tipo di ambiente mi hanno contagiato. La mia famiglia e gli amici erano preoccupati per me, e anche io ho  cominciato a preoccuparmi. Così sono diventato depresso, fino a quando ho capito che quello non ero io.
Ho imparato a meditare e la meditazione mi ha aiutato a uscire da quello stato misero e depresso. Ho iniziato a viaggiare di nuovo e abbracciato il mio essere alieno all’interno della società. Ho smesso di voler adattarmi o volere che loro mi capissero, ed è stato liberatorio!
Molta gente teme di lasciare la loro zona di comfort, la loro sicurezza. La sicurezza è solo un’illusione e la zona comfort è una prigione.

5) Sei mai stato in pericolo?
Sì, molte volte. In Colombia, sono stato derubato due volte con un coltello e una volta mi sono trovato di fronte uomini armati del cartello della droga. Ma non la scambio  per una vita “sicura” di un lavoro in ufficio e legato a dei mutui. Ho vissuto la mia vita in pieno in questi 13 anni e oltre. Ho vissuto il mio sogno. Ho vissuto la vita al massimo e ho conosciuto la pace interiore e la felicità oltre misura. Quindi se la mia vita finisse oggi non ho alcun rammarico. Sono pronto.

6) Come ti guadagni da vivere?
Cerco di lavorare ogni volta che ho bisogno di soldi. Ho lavorato in bar, ristoranti, caffè, ecc. Ho anche insegnato inglese, cinese e ho lavorato come interprete. Ho iniziato a scrivere qualche anno fa: ho scritto alcune biografie per alcune persone. Negli ultimi anni ho anche iniziato a organizzare escursioni, portando le persone in tour focalizzati su un’esperienza più locale e autentica.

7) Molti di noi sognano a volte: “Ora lascio andare tutto e me ne vado”, ma pochi lo fanno. Quali consigli avresti per chi vuole partire, lasciare tutto o cambiare vita?
Non è facile lasciare andare. Fatelo passo dopo passo, lasciate andare qualcosa di piccolo, poi più grande. Ad esempio, se vuoi lasciare il tuo lavoro per viaggiare, devi prima smettere di spendere soldi su cose inutili e eccessive: cene costose, ecc. Questi soldi risparmiati entreranno nel tuo fondo di viaggio. Poi lasci andare la routine, invece di guidare la macchina prendi i mezzi pubblici, ecc. Fare questi piccoli cambiamenti su base giornaliera aiuterà a lasciar andare quando arriva il momento di fare passi più grandi. Il più duro è il primo passo, ma dopo diventa più facile.
Per me, quando la mia miseria è diventata così insopportabile che l’unico modo per salvarmi era lasciare andare, è stato naturale farlo. Ma l’atto di lasciare andare non è una cosa di una volta, è continuo e mi vengono costantemente date lezioni sul lasciare andare. Ho pensato di aver lasciato andare le aspettative della mia famiglia su di me quando sono partito per la prima volta, ma ogni volta che torno di fronte alla mia famiglia, vedo che devo ancora lasciare andare quando proiettano le loro aspettative su di me.

8) Sei mai stato in Italia? Quali impressioni hai avuto da questo paese?
Sì, sono stato in Italia nel 2004. Ho viaggiato per circa un mese lungo l’Italia. Mi è piaciuta molto, soprattutto il cibo. Mi piace anche la sua storia e l’architettura. Il mio posto preferito è Assisi. Crescendo come cattolico avevo sempre avuto un particolare amore per San Francesco d’Assisi, così quando sono arrivato e ho visto la sua cripta, ho pianto. Mi sentivo come se avessi finalmente incontrato il mio “amico”. Mi piacerebbe tornarci e vedere di più e imparare di più sulla sua gente e la sua cultura.

9) Il sottotitolo di questo blog è “Strumenti di liberazione”. Hai mai trovato alcuni strumenti di liberazione che consiglieresti agli altri?
Essere “mindfull”, essere consapevoli e avere uno stile di vita minimalista sono strumenti di liberazione per me. Essere consapevoli e essere presenti mi libera dalle preoccupazioni sul futuro e su ciò che sarebbe se; mi fa stare nel presente. Avere uno stile di vita minimalista mi libera da molte cose materiali, e quando ti liberi da oggetti fisici, ti liberi anche dalla loro tensione su di te emotivamente e psicologicamente; non hai bisogno di cose per essere felice.

10) Ti senti una persona libera? Cosa significa per te essere libero?
In un certo senso mi sento una persona libera. Non ho bisogno di giocare al gioco a cui la società mi ha costretto, sono libero da alcuni dei suoi obblighi e restrizioni. Però finché viviamo in un corpo fisico legato a un mondo fisico, non possiamo mai essere veramente liberi. Dobbiamo ancora fare soldi per comprare cibo per sostenere il nostro corpo. Ma fino a quando il nostro spirito si sente libero, questa è la cosa più importante.

-Noel’s Blog:   http://wander2nowhere.com

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