LIBERARSI DALLE CATENE SOCIALI SENZA FARE LA VITTIMA

La società, l’ambiente sociale e culturale nel quale si nasce e si vive senza dubbio ci condiziona.
Un primo passo verso la libertà di essere se stessi è il riconoscimento delle catene e dei condizionamenti che la cosiddetta “società” ci ha costruito intorno.

Ogni epoca ha la sua “società” con tutte le sue mode, i suoi stereotipi, i modelli di comportamento collettivi, i conformismi, i  giudizi, le sue regole e le sue scale di valori: ad ogni individuo che vive in essa viene chiesto in qualche modo di “adattarsi”.
Questo processo di adattamento, specialmente nelle moderne società occidentali,  è accompagnato quasi sempre da una perdita di spontaneità, da forme di auto castrazione e alla rinuncia temporanea (per molti definitiva) di quella parte di sé vera, selvaggia, originale e unica.
È curioso come le società contemporanee propongano modelli vincenti che esaltano l’essere originali e straordinari (bisogna distinguersi dagli altri), ma siano basate per loro natura sull’opposto, cioè sulla paura dell’individuo di mostrarsi per come è veramente e di essere quindi escluso dalla società stessa a causa della sua unicità.
Da un certo punto di vista nessuna società, anche quelle che si proclamano democratiche, vogliono che l’essere umano sia completamente libero, perché un individuo libero mina alla base il fondamento stesso della stragrande maggioranza delle società umane.

“Nessuna società vuole che tu diventi saggio. E’ contro l’investimento di tutte le società.
Se le persone sono sagge non possono essere sfruttate. Se sono intelligenti, non possono essere sottomesse.
Non possono essere costrette ad una vita meccanica, a vivere come robot.
Si manifesteranno. Vorranno manifestare la loro individualità.
Saranno sempre circondate da un profumo di ribellione.
Vorranno vivere in libertà.
La libertà viene con la saggezza e nessuna società vuole che la gente sia libera: le società comuniste, le società fasciste, le società capitaliste, indù, musulmana, cristiana, nessuna società.
Perché nel momento in cui gli individui iniziano ad utilizzare la loro intelligenza diventano pericolosi.
Pericolosi per il sistema. Pericolosi per le persone che sono al potere.
Pericolosi per gli abbienti. Pericolosi per tutti i tipi di oppressione, sfruttamento, soppressione.
Pericolosi per le chiese.Pericolosi per gli stati. Pericolosi per le nazioni.
In effetti, un uomo saggio è come un fuoco, un leone… una fiamma!
Ma non può vendere la sua vita.
Non potrà più servirli.
Preferirà piuttosto morire che essere schiavo.” 

(Osho)

 

A un certo punto si capisce che se vogliamo intraprendere il cammino della Liberazione,  ovvero essere pienamente chi siamo, è necessario ammettere e prendere coscienza dei condizionamenti sociali ai quali ci siamo “adattati”: non possiamo che riconoscere le balle, le storture, le distorsioni, le illusioni con cui la società del nostro tempo ci ha in qualche modo plasmati e rimbecilliti. Smettiamo di essere i bambini pronti ad obbedire o a comportarci in base alla pretesa di essere accettati e amati, ma iniziamo un processo di de-condizionamento che in un primo tempo può essere anche doloroso, come se ci trovassimo soli in un mondo falso e nemico.

Molti però si fermano qui.
Rimangono incazzati a puntare il dito contro tutto quello che non va, ad odiare tutti quelli che non hanno capito, che non la pensano così, e a lamentarsi contro “’sta società di merda”.
Non che la società non possa essere di merda (spesso lo è), ma l’atteggiamento in cui si rimane impantanati è ancora quello infantile, del bambino-vittima, di colui che scarica tutte le colpe sul mondo cattivo perché non ha il coraggio di osservare le proprie limitazioni e i propri condizionamenti.  In questo modo si finisce per dare tutto il potere a qualcosa di esterno, cercando sempre un capro espiatorio e impedendoci automaticamente di contattare il nostro reale Potere.

Così scrivevo qualche tempo fa nel MANUALE DEL PARTIGIANO ZEN:

So che ti faccio arrabbiare se te lo dico ma in qualche modo tu hai contribuito alla creazione delle tue catene.
Non fare la vittima.
Non c’è nessuna congiura internazionale che ti obbliga a fare la vita che fai e che ti impedisce di fare quelle scelte che vanno nella direzione della libertà e della verità.
Il mondo ingiusto, gli altri, le regole della società, il potere dei consumi, la burocrazia, il sistema, la crisi, la sfortuna, sono sicuramente dei fattori che possono influire sulle tue scelte e incastrarti in tanti modi.
Ma non sono decisive.
Senza il tuo appoggio, senza la tua energia, senza le tue lamentele, perdono tutto il loro potere.

Tu puoi scegliere.
Tu puoi scegliere se portare tuo figlio al centro commerciale o in collina  a vedere le stelle.
Puoi scegliere cosa comprare, se dare il tuo denaro a una multinazionale criminale o a una persona onesta che prova amore per il suo lavoro.
Tu puoi scegliere se accettare quel piccolo ricatto, puoi scegliere di voltare la testa dall’altra parte o di guardare negli occhi.
Puoi scegliere di chiamare quella persona.
Puoi scegliere di fermarti e di mettere su un po’ di musica e ballare come un pazzo felice.
Puoi scegliere se mangiare la merda che ti consiglia la pubblicità o fare una torta con le tue mani.
Puoi scegliere se piangere perché il sole è tramontato, o asciugarti le lacrime per vedere meglio le stelle.
Puoi scegliere se imprecare per il latte versato o farti una tazza di tè.
Puoi dire di no. Puoi dire di sì.
Puoi provare sul serio ad apprezzare quello che hai e amare chi sei.
Puoi scegliere di vivere.
Puoi scegliere, in molti modi, la tua libertà.

Da una parte è necessario prendere coscienza delle catene della società che ci tengono inchiodati al suo carrozzone, ma dall’altra è fondamentale vedere che la società può limitarci solo se lo vogliamo.
A un certo momento si comprende che siamo noi ad aver introiettato la società dentro di noi, e siamo noi quindi che possiamo persino utilizzare questa società e questo tempo per non esserne più prigionieri.

Essere nel mondo, ma non del mondo, dice lo Zen.
Vivere nel mondo, agire, essere disponibili, godere e sentire, ma non appartenere come degli schiavi a una società falsa che ci fa a propria immagine e somiglianza.

Le parole di Eric Baret, tratte dal libro “L’UNICO DESIDERIO- Nella nudità dei Tantra”, possono essere chiarificanti:

“Abbiamo la società che ci meritiamo. Ad un certo momento, non ci si sente più vittime della società. Si vedono i limiti, le illusioni, i pretesti che essa può darsi, ma in sè non è un problema. Siamo nati in una epoca in un paese precisi, ed è questo di cui abbiamo bisogno per trovarci. Il mio maestro ha fatto la Seconda Guerra Mondiale, si è arruolato nella Legione straniera, nella Resistenza, tanti suoi amici sono stati massacrati, e tutto questo gli ha dato la maturità per rendersi conto della bellezza della vita. […] Far fronte alla nostra realtà nell’istante; la paura, il terrore, sentirsi abusato, sentirsi alle strette…Vivere con tutto questo sensualmente. Una forma di chiarezza si farà strada. Ma fino a che ho un capro espiatorio, fino a che mio padre, mio marito, la società, la scuola, sono responsabili del mio limite, vado poco lontano nella ricerca della libertà, perché trovo continuamente qualcosa che mi limita. […] Prima o poi occorre arrivare a svegliarsi, ad accorgersi che il circondario, il corpo, la mente che abbiamo, sono ciò di cui abbiamo bisogno per smettere di pretendere di essere infelici.”

La società non smette di esistere con tutti i suoi condizionamenti, ma non si è più vittime. Si dovrà rispondere a seconda della situazione, si vibra e si segue la propria natura: se sentiamo di fare scelte ecologiste, alimentari, di giustizia sociale, le faremo. Se dovremo opporci a scelte per noi sbagliate e che ci danneggiano, lo faremo, ma senza pesantezza psicologica, senza cadere nel dramma delle storie che ci raccontiamo, senza sentirci vittime e pensare di dover convincere tutto il mondo. Decretiamo il nostro potere e la nostra libertà a noi stessi, senza doverli chiedere a nessuno e senza doverne imputare la mancanza a nessuno. Non siamo più schiavi.

Alla fine della fiera ognuno fa i conti con se stesso: non ci sarà nessuna società a punirci, a premiarci o ad assolverci, ma ci troveremo solamente con il risultato delle nostre azioni, dei nostri pensieri e del nostro essere.

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