ALIMENTAZIONE, VACCINI, FARMACI: PERCHE’ SIAMO COSTRETTI A INFORMARCI SUL WEB

“Tutti tuttologi sul web”, canta Gabbani, mentre Gramellini dal Corriere prende in giro i genitori che non vaccinano i figli dal morbillo, e che preferirebbero dare ascolto alle notizie pescate su internet piuttosto che ad esperti immunologi.

E’ indubbiamente vero che il web spopola di tuttologi, sapientoni, maghi di ricette miracolose e narcisisti repressi in cerca di visibilità.
Il primo pirla che passa può fare un bel post sulle proprietà curative della curcuma, dispensare consigli di marketing digitale con la promessa di guadagni milionari, condividere i complotti sulle scie chimiche o dirti che se metti una cipolla nei calzini mentre dormi purifichi il sangue. Magari è tutto vero, ma improvvisamente sembra che tutti sappiano tutto di tutto.
Dato che il web è apparentemente uno spazio digitale libero, dove ognuno può (ancora) scrivere quello che vuole, forse è anche fisiologico ed inevitabile che sia così, a meno che, come stanno già provando a fare, non si voglia mettere una bella censura mascherata da provvedimento anti-bufale per zittire voci di dissenso (vedi il blog Byoblu di Claudio Messora).

Più che lamentarsi del fatto che ci sono milioni di ignoranti che dispensano consigli su cose che non sanno,  perché non iniziamo a chiedere a noi stessi:
Dove prendiamo le informazioni? Come le verifichiamo? Qual è la fonte della nostra conoscenza? A chi diamo autorità?
Ma questo non è (solo) un problema del web, ma della vita quotidiana.
Chi ci dice che una cosa è vera? Di chi ci fidiamo?

È la fiducia il vero nodo sul quale si giocherà tutta la partita di questo secolo, dentro e fuori dal web.

Ci siamo trasformati in tuttologi perché non ci fidiamo più, perché ci sentiamo impotenti, perché ci sentiamo presi in giro, perché c’è questa percezione diffusa di essere in un “Truman show” permanente.
C’è qualcuno che ovviamente non crede ai proclami dei politici, inizia a dubitare dei super esperti televisivi,  si stanca dei giornali da bar e di un’informazione che deforma invece che informare, mette in discussione l’effettiva bontà dei farmaci che gli prescrive il solito medico, si accorge che molte delle cose che compra quotidianamente nel centro commerciale sono veleni, comprende dolorosamente che tante delle cose che gli hanno raccontato e in cui credeva sono balle ben costruite.
E allora quel qualcuno è costretto a cercare altre strade, altre fonti di informazione, altri pareri, altri medici, altri modi di nutrirsi, altri modi di vivere: deve cercare risposte in altri luoghi.

Il web, nelle sue infinite contraddizioni, ha aperto degli spazi di informazione e conoscenza nuovi e impensabili; a volte per noi comuni mortali non c’è altra soluzione che passare da lì: per sapere, per ricercare, per trovare una soluzione, una cura, una persona che ci può aiutare.
In un agghiacciante vuoto culturale ed educativo, a volte non rimane altra strada che provare a smanettare sulla tastiera per capirci qualcosa, per ricercare testimonianze che non hanno accesso ai canali tradizionali, a pescare informazioni che vengono tenute volutamente nascoste.
Siamo costretti a informarci, a cercare, ad esplorare, senza facilitatori e senza nessuno che ci guidi: siamo costretti a fare un po’ i tuttologi. Non perché ci divertiamo a fare i complottisti, o ci riteniamo depositari di un sapere elitario e radical chic, ma perché le alternative ce le hanno spazzate via.

Se il web è diventato una fonte di nuova e diversa informazione su alimentazione, vaccini, farmaci, guerre, inquinamento (e chi più ne ha più ne metta), non è a causa di pazzi paranoidi anti-sistema, ma è l’ovvia conseguenza delle ipocrisie e delle falsità raccontate per troppo tempo dai grandi media, mentre le informazioni liberanti e importanti sono state nascoste, taciute o deformate.

Gli esperti a cui ci siamo affidati si sono rivelati per lo più fasulli. Abbiamo imparato (o stiamo imparando, spesso  a nostre spese) che l’amianto non è un materiale ecologico, che il metano non ti da una mano ma è più inquinante della CO2, che Saddam Hussein non aveva armi di distruzione di massa (una “bufaletta” che ha portato guerre e destabilizzazione in tutto il pianeta) e che bere molto latte fa male alle ossa e non il contrario.

In questo olocausto del marketing in cui le balle vengono create abilmente per venderci qualcosa che ci farà male, come si fa a stupirsi che le persone siano sempre più scettiche su quello che viene raccontato dai grandi media, dai grandi esperti, dalle versioni ufficiali, dalle ricerche scientifiche sponsorizzate da qualche multinazionale, dal comparto medico-farmaceutico? E che cerchino, dove e come possono, fonti di informazione alternative?
A volte nemmeno i cosiddetti esperti sui quali riponiamo la nostra fiducia sono consapevoli di informarci male, perché si sono formati in un sistema educativo che gli ha “inducati” ed addestrati  a rimanere in certi schemi dogmatici, e a ripetere certe informazioni “ufficiali”.

Un anno fa sono andato dal mio medico della mutua perché da anni soffro di una forma acuta di allergia primaverile. Gli ho chiesto se modificando l’alimentazione avrei potuto ottenere dei risultati. Lui l’ha escluso e mi ha prescritto la ricetta dei soliti antistaminici.
Ovviamente io ho fatto di testa mia, ho lasciato perdere gli antistaminici, ho chiesto ad amici che si erano confrontati con cambiamenti alimentari, e…ho fatto le mie ricerche anche grazie al web.
Ho leggermente modificato l’alimentazione e ho scoperto che, almeno nel periodo dell’allergia, se non mangio latticini, se non bevo alcolici e caffè e se assumo un prodotto ayurvedico a base di curcuma e di zenzero l’allergia quasi scompare.  Informazioni semplici e piccoli cambiamenti quotidiani possono evitare complicazioni ben più gravi: perché il mio medico non me l’ha detto?
Non credo che il mio medico della mutua sia stato in mala fede. È che l’hanno costruito così, come la maggior parte dei medici. Ha studiato una serie di informazioni, di direttive, di protocolli, e a quelle si attiene.  Ma questa non è scienza: un atteggiamento scientifico è quello che dubita, si interroga, che verifica, e muta eventualmente conclusione in base alla realtà che sperimenta. Quindi io non so che farmene di un medico così: non posso fidarmi di lui.
Come non posso fidarmi del primo espertone che in televisione mi dice cosa fare, cosa mi fa bene o cosa mi fa male. Ho il diritto di non fidarmi, di non credere, di non accettare quello che mi viene raccontato (e ne ho tutte le ragioni), e di scegliere per me stesso.
E così, in questo caso, io ho fatto da solo.
Ovviamente il fai da te assoluto non è la soluzione e in certi casi può essere pericoloso: diagnosticarti le malattie su google e crearti la tua idea di realtà tramite i social network è sintomo di elevata deficienza. Non possiamo certo fare sempre i tuttologi e risolvere tutto da soli: abbiamo bisogno di persone esperte e competenti, ma spesso le dobbiamo andare a cercare fuori dalla solita zona di abitudine e sicurezza, a volte non avendo altra alternativa che partire dal web.

Il problema non sono i tuttologi sul web, le bufale e i coglionazzi che le sparano grosse sui social.
Il vero pericolo è la sottile e continua erosione dell’intelligenza, autonomia e bellezza operata da poteri finanziari e ed economici. 

Non fidarsi dei soliti esperti, attivare il senso critico, ascoltare voci diverse,  dubitare, dubitare tanto, dubitare tutto, è sano e fisiologico.
Come dici? Che va bene dubitare, ma alla fine ci sono delle scelte da fare nel quotidiano e di qualcuno bisogna pur fidarsi.
Sì, alla fine della favola, il problema è questo:

DI CHI TI FIDI?

Quando ti schieri pro o contro i vaccini, quando infili roba nel carrello, quando metti i soldi in banca, quando vai  in farmacia, quando fai benzina, quando guardi il Tg, di chi ti stai fidando?

Un sano, allegro, intenso, radicale dubbio è una splendida base di partenza ed è caldamente consigliato.

 

Ecco tre libri, a mio parere interessanti, per chi vuole informarsi su alimentazione, vaccini e benessere.

La Grande Via
Alimentazione, movimento, meditazione per una lunga vita felice, sana e creativa

Voto medio su 6 recensioni: Da non perdere

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Vaccini: Sì o No?
#scienzaevaccini – In esclusiva per la prima volta le analisi e le foto di laboratorio con il microscopio elettronico delle sostanze presenti nei vaccini

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Anche Ebook

eBook - Vaccini: Sì o No?
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7 thoughts on “ALIMENTAZIONE, VACCINI, FARMACI: PERCHE’ SIAMO COSTRETTI A INFORMARCI SUL WEB

  • Fantastico articolo, semplice ed esaustivo.
    Mi ritrovo in ogni parola.
    Non visualizzo però i 3 libri consigliati.. è un bug di visualizzazione che ho solo io?
    Un abbraccio!

    Francesca

  • Complimenti bellissimo articolo! Sono proprio le parole che avrei voluto dire (e che ora dirò) a tutti quelli che mi accusano di essere “complottista”

    • Accusare di complottismo spesso è un’ottima tecnica usata da chi non vuole andare a fondo nella ricerca della verità, per comodità o paura. Grazie Stefania!

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