VIAGGIARE: IL VERO PERICOLO E’ L’ARIA CONDIZIONATA

Mentre sono sull’autobus che da Cebu mi porterà ad Oslob ritorna il grande incubo dei viaggi all’estero, quella cosa fastidiosa, pericolosa e assurda che, dal Centro America al Nord Africa, dal Messico al Sud Est Asiatico, dalla Turchia alle Filippine, nessun viaggiatore riesce ad evitare: l’aria condizionata sparata a palla.
Ma io lo sapevo e mi sono preparato. Ho lasciato lo zaino nel portabagagli dell’autobus e ho messo in uno zainetto una felpa calda e la giacca, che mi metto subito. Ho un paio di jeans lunghi e le scarpe, insomma sono vestito esattamente come quando sono partito all’alba da Reggio Emilia per arrivare all’aeroporto di Milano, con una temperatura di qualche grado sopra lo zero.
Qua sull’autobus invece sembra più freddo dell’inverno padano,  mentre fuori scorrono immagini di un mare bellissimo e di tanto sole. Roba da pazzi.
Mi guardo attorno e sono l’unico imbacuccato dalla testa ai piedi. Molti filippini sono in maglietta e apparentemente sembrano essere totalmente rilassati con l’aria condizionata sparata direttamente sulle loro teste. È anche vero che qualcuno comincia a tossire, a “scatarrare”, a respirare male. Ma nessuno che si azzardi ad andare dal conducente a chiedere di attenuare il gelo polare.

L’aria condizionata, soprattutto nei paesi che una volta venivano definiti del terzo mondo, rappresenta uno status symbol. Soprattutto nella fascia del mondo tropicale, vicina all’equatore, l’aircon vuole essere la prova che attesta che tu sei in un luogo speciale, lussuoso, confortevole: più si gela, più dovresti sentirti grato del servizio acquistato, che sia un autobus, una nave, un hotel, poco importa.
L’aria condizionata non è più quindi solamente un accessorio in grado di deumidificare e abbassare la temperatura per farti fare un viaggio rilassato, ma un mezzo di esercizio del potere, uno strumento per dire al mondo: guarda in che posto figo sei.
A questo si aggiunga il fatto, come mi ha detto Renze, la compagna filippina di Jans (il proprietario dell’ostello di Cebu), che da queste parti molti pensano che l’aria condizionata faccia diventare la pelle più bianca: non a caso molti filippini vogliono sbiancare la propria pelle, ricorrendo a whitening estetici che a mio parere sono inconcepibili e raccapriccianti.
Mentre i passeggeri continuano a tossire, mi tornano alla mente viaggi in altri paesi lontani e distanti tra loro, dove l’aria condizionata senza condizioni ha rappresentato, molto più di qualche diarrea del viaggiatore e qualche virus, una concreta minaccia alla mia salute.

Tra tutti questi ricordi uno in particolare resta scolpito nella mia mente e nel mio corpo, che a ripensarci mi vengono ancora brividi di freddo glaciale.
Un viaggio notturno dal confine del Costarica a Panama City in un febbraio tropicale di qualche anno fa. Un autobus di lusso a due piani. Anche lì pensavo di essermi preparato, ricordo che addosso avevo anche il maglione di lana fatto da mia madre.
Già dopo qualche minuto dalla partenza la temperatura era diventata polare. Dato che non potevo resistere tutta la notte con quel freddo, decisi, a fatica, di andare dal conducente e chiedergli di abbassare la temperatura o almeno di aprirmi il portabagagli dove avevo un leggero sacco a pelo che avrebbe potuto, anche se di poco, attutire il freddo.
Invece non c’era nessuna porta di comunicazione al conducente. Iniziai a bussare, a chiedere, a cercare pulsanti. Niente. Eravamo murati vivi senza alcuna possibilità di comunicare con chi guidava il mezzo. L’autobus espresso,  pagato di più proprio perché più lussuoso, non prevedeva fermate intermedie.
Mi rifugiai sconcertato e scandalizzato sulla scala che dava accesso al W.C., dove il freddo mi sembrava meno intenso. Mi raggiunse un signore panamense che come me stava cercando il conducente perché aveva freddo e stava male. L’unica cosa che trovammo fu il pulsante della porta di sicurezza dell’autobus, che disperati aprimmo per far entrare un po’ di aria calda.

Il viaggio andò avanti così fino all’alba, e ne uscimmo vivi, anche se semi-congelati mentre la temperatura esterna segnava trenta gradi. La cosa che mi lasciò ulteriormente di stucco fu che all’arrivo il signore che stava male, nonostante non fosse un turista o uno straniero, se ne andò come se non fosse successo nulla e non protestò. Io provai a farlo, cercai qualcuno della compagnia degli autobus, e dissi quello che dovevo dire, ma non mi sentì per niente ascoltato. Avevo pensato di parlare con qualche responsabile, ma tutto quello che desideravo in quel momento era un caffè, una doccia calda e un letto.

Insomma, siete avvertiti: che siate a Panama, nelle Filippine o vicino a casa vostra, l’aria condizionata può uccidere. Equipaggiatevi.

-tratto dall’Ebook
VADO NELLE FILIPPINE:Racconti di viaggio e mini-guida pratica per viaggiatori zaino in spalla

 

 

 

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